My Mad Fat Diary: quattro motivi per cui guardare la serie.

I teen drama spuntano come funghi ma continuano a piacerci nonostante le trame riciclate, l’abbondanza di cliché, qualche morte messa lì per far piangere e puntualmente sono anche i migliori personaggi ad andarsene, le storyline spesso senza senso e lieto fini smielati (alla fine si sposano sempre tutti con il primo amore del liceo). 

Tuttavia non desidero bocciare a priori il genere perché, nonostante spesso sottovalutato in quanto banale, esiste sempre un teen drama che ti entra nel cuore per una ragione o per un’altra. Esistono infatti anche prodotti che vale la pena guardare per le tematiche che vengono affrontate in esso: 13 Reasons Why, ad esempio, ci ha provato ad essere più di un teen drama anche se non ci è proprio riuscito.

Chi secondo me ci è riuscito è “My Mad Fat Diary”.

Non l’avete mai visto? Recuperatela subito!

My Mad Fat Diary ha debuttato nel 2013 sul canale E4 e si ispira al romanzo di Rae Earl “My Fat, Mad Teenage Diary”.

Ci troviamo negli anni ’90 in una città della contea dello Lincolnshire.

Rae Earl è una sedicenne grassa che è appena uscita dall’ospedale psichiatrico dove ha passato 4 mesi a causa di un tentato suicidio. Tornata a casa inizia a riavere rapporti con la sua amica Chloe che è all’oscuro dei problemi di Rae, credendo infatti che la ragazza avesse passato gli ultimi mesi in Francia.

La serie si basa sui problemi che Rae affronta ogni giorno riguardo il suo peso, sua madre, i ragazzi, gli amici, l’adolescenza in generale. 

Ma perché vale la pena che My Mad Fat Diary venga guardata? Ecco 4 motivi.

1. La narrazione
La serie si basa sui racconti della vita di Rae dal suo punto di vista, è lei la narratrice di tutta la storia. Tramite la scrittura del suo diario, a fine terapeutico, riusciamo ad immedesimarci in lei tramite un racconto crudo e veritiero di quelli che sono gli oscuri pensieri di una ragazza di 16 anni obesa. Riesce a portarti nel suo viaggio verso la guarigione, verso la sua dismorfia, i suoi problemi di autolesionismo e di rabbia.
Si tenta così di educare indirettamente lo spettatore su quelli che sono i pregiudizi per le malattie mentali, la grassofobia e l’accettazione di sé stessi.

2. La “GANG”
Già dal primo episodio conosciamo quelli che sono gli amici di Chloe: Finn, Chop, Izzy e Archie.
Rae cercherà di inserirsi all’interno del gruppo e (!spoiler alert!) ci riuscirà. Parliamo di un gruppo comprensivo e che si sostiene a vicenda con tanti momenti divertenti e di crescita ma anche litigi e discussioni di cui spesso è Rae la protagonista.

3. Le tematiche
Le sedute con Kester, lo psichiatra di Rae, sono tra le scene migliori di tutte e tre le stagioni. Rae sta male e questo lo si evince dai suoi comportamenti, dai suoi rapporti con gli amici e la famiglia e dalle cose che dice. Non è facile aprirsi in quel momento come fa con Kester, sono dialoghi a tratti molto pesanti e soprattutto troppo troppo reali. Rae è una ragazza onesta e a tratti anche brutale ma tanto vulnerabile.
Nelle serie, però, vengono affrontate anche temi quali l’omosessualità, l’anoressia, la schizofrenia, l’aborto e molti altri.

4. La colonna sonora
La musica è la protagonista indiscussa di questa serie. Se vi piace il rock britannico degli anni ’90 troverete in ogni episodio canzoni degli Oasis, Suede, Pulpe, Stone Roses, Blur a fare da sfondo a quella che è la vita di Rae e ai suoi stati d’animo. Sarà anche questa passione a legarla ad una persona particolare della “gang” ma per scoprirlo sarà meglio iniziare la serie. 

“Dear diary, when life is shit, turn to music.”
– Rae Earl   3×02

di Dolores

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