Agosto 2023 – La lunga estate caldissima ha accompagnato tutte le fasi alternate che ondeggiano tra le responsabilità generazionali e l’innocenza con cui ci affacciamo all’ignoto. Le storie sono molto più complesse di come vengono descritte e quale migliore occasione de “La 48H” per raccontare l’indescrivibile leggerezza del quotidiano. Sciogliere il nodo dell’ambiguità è più che mai necessario.

E allora tra una tarantella e l’altra, tra l’istanza di ribellione e le incertezze del domani, la ricetta è sempre la stessa e accompagna lo scorrere inesorabile delle nostre giornate: dinanzi a una situazione ostile, bisogna cacciare la cazzimma. È la regina del dialetto napoletano, la parola invidiata da tutte le lingue ufficiali. L’espressione arguta che descrive uno stile di vita, un atteggiamento, la risposta brillante e creativa che pone fine all’ingiustizia percepita. Talvolta la sana cattiveria agonistica o una tensione propositiva nei confronti della vita, molto più spesso la malignità subdola e compiaciuta perpetrata ai danni del prossimo per il solo gusto di danneggiarlo.

Si legge sull’Accademia della Crusca che “una definizione più precisa di cazzimma ci è data dal noto cantautore partenopeo Pino Daniele, cui dobbiamo, tra l’altro, una delle prime attestazioni di questa parola nella sua canzone manifesto A me me piace ’o blues (contenuta in un album del 1980), dove dichiara in modo provocatorio: «tengo a cazzimma e faccio tutto quello che mi va». A chi gli chiede che cosa sia la cazzimma, Pino Daniele risponde così: «È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè (P. Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53).

Cazzimma è un’espressione che intreccia tra loro atteggiamenti come “autorità, malvagità, avarizia, pignoleria, grettezza”. In effetti la cazzimma è innanzitutto la ‘furbizia verace’ (come si legge su Zanichelli), di chi è scaltro, sicuro di sé, è il dritto che sa cavarsela. Può indicare anche la ‘cattiveria gratuita’, un fare prevaricante mirato a danneggiare, a coartare o a sopraffare gli altri. In italiano non esiste un sinonimo esatto e univoco, ma il significato che trasmette è fin troppo comune, dice Pino Daniele, “in una società come la nostra, dove certe volte il diritto diventa un optional e anche se non sai fare niente, puoi andare avanti con la cazzimma“. Insomma, in queste tarantelle audiovisive come dimenticare i versi dei 99posse:

«Nuje facimme ‘e tarantelle, ‘e tarantelle pe’ campa’,
vuje sunate e nuje abballamm ma ‘sta musica adda cagnà.
O’ veleno che ce date c’ ‘o pigliamm’ e ‘o trasfurmamm
in tarantelle c’ abballamm’ pe’ campa’
».

Sara C. Santoriello
Team La 48H

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