Il problema non è se il mondo greco è abbastanza moderno per noi, ma se siamo noi abbastanza moderni per il mondo greco. Tutti conosciamo, o abbiamo sentito parlare almeno una volta nella nostra vita di Arianna, “la signora del labirinto”.    Ma chi  ha sentito parlare di Callisto?

Eppure basterebbe aprire il portone di casa, e alzare lo sguardo al cielo, ed eccola lì, ogni giorno, o meglio, mi correggo, ogni notte. Se vi dicessi che l’Orsa Maggiore è Callisto, ora sì che la riconoscereste, vero?

Proprio così, Callisto è la bellissima ninfa, vergine del corteo di Artemide che subì una dura e ingiusta metamorfosi.

Trasformata in bestia, in orsa per l’appunto, a causa del rinomato re degli dei, il buon vecchio Zeus a cui, come è risaputo non solo tra noi mortali ma anche nell’Olimpo, piaceva intrattenersi con giovani fanciulle, del tutto non consenzienti. Ma chi vogliamo che rimproveri o punisca il padre degli dei, il padrone dell’Olimpo, il signore della folgore? Nessuno tranne Era, che preferiva però vendicarsi  scagliando la sua ira contro le vittime o i figli nati dall’abuso, non certamente contro suo marito. Impunito, il buon vecchio Zeus popolava la terra di splendidi semi-dei, o eroi, che dir si voglia.

Callisto è solo una delle tante vittime dell’abuso di potere di un uomo. Attraverso il mito che a lei si lega siamo in grado di illuminare una contemporaneità che solo in tempi molto recenti sta emergendo, ma che fa ancora fatica a far sentire la propria voce.

Callisto non commette l’abuso, non è il carnefice, è la vittima. Eppure è a lei che, subendo la metamorfosi, viene sottratta la parte umana, perché non è più degna di essere considerata tale, è ridotta al rango di fiera, il suo è un precipitare in uno statuto che non le appartiene e che non merita.

Oggi, come nel mondo greco, la vittima non ha voce, la vittima è colpevolizzata, la vittima subisce una punizione, lo stupro per l’appunto, che “merita”. Il victim blaming è una realtà che quotidianamente ci divora, costringendo le vittime al silenzio e ponendo i carnefici su piedistalli che la vox populi, che raramente è vox dei, costruisce per loro. 

Quante volte abbiamo sentito dire lo ha sicuramente provocato o ancora  se l’è  cercata o ancora ma come è vestita?

Tante, così tante da esserci convinte, ad un certo punto, che la colpa fosse nostra, del nostro abbigliamento, delle strade che sceglievamo di percorrere di notte, del nostro tornare tardi la sera. Ma non esiste un solo caso in cui la colpa è della vittima, la colpa è sempre e solo del carnefice. 

Siamo ormai così abituati a credere che il mondo greco sia antico, morto, non attuale, da non voltarci mai indietro, da non voler più imparare. Eppure noi alle nostre radici greche, come il caso di Callisto dimostra, siamo inestricabilmente legati. E non aveva forse ragione il nostro amico Tucidide che per così tanti libri ha cercato di spiegarci il valore della storia, la storia come κτῆμα ἐς αἰεί, come possesso per sempre, come magistra vitae?

Chissà come mai, caro Tucidide, sei finito in quella vecchia soffitta, sotto strati di polvere che continuano a causarmi una fastidiosa allergia.

Chissà poi se il padrone di casa abbia scelto di affiancarti le Metamorfosi di Ovidio in cui la vicenda di Callisto è così ben raccontata. 

                                                                                                                                                    

di Maria Vescio 

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